“Un giorno di pioggia a New York”- recensione spoiler

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Si può fare un film ambientato al giorno d’oggi in una New York che ricorda incredibilmente gli anni ‘20? Apparentemente Woody Allen può e lo ha fatto perfettamente con “Un giorno di pioggia a New York”, che con una trama tipica del regista ci trasporta in un’atmosfera comune e al tempo stesso surreale.

I protagonisti sono Gatsby e Ashleigh, una coppia di fidanzati che si sono conosciuti al college, entrambi provenienti da famiglie molto ricche, ma con idee molto diverse sul loro futuro: mentre lei sa di voler lavorare nel giornalismo culturale, lui non ha ben chiaro che cosa vuole e in fondo gli va bene così. Un giorno ad Ashleigh viene proposta una grande opportunità: intervistare un regista che adora a New York e così i due colgono l’opportunità per passare un weekend romantico in città, ma le cose non andranno per niente come programmate….

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“Un giorno di pioggia a New York” è il più classico dei film di Woody Allen: dai personaggi alla trama, dall’ambientazione alla fotografia, tutto richiama lo stile del regista alla perfezione; la New York che viene mostrata in questo film è molto diversa da quella rappresentata di solito: non è caotica, frenetica e moderna, ma calma, rilassante, quasi antica, come se il tempo avesse smesso di scorrere ed il tutto fosse circondato da un’aurea in pieno stile anni ‘20.

Gatsby è un ragazzo giovane eppure con un animo quasi antico: non ama i passatempi che interessano i suoi coetanei, adora il piano bar e giocare a poker, è un vero e proprio mix tra un artista un po’ bohemien e uno snob, senza essere né uno né l’altro; è un personaggio estremamente complesso ed interessante, uno di quelli che ti catturano e in cui è impossibile non immedesimarsi, ma allo stesso tempo troppo diverso da chiunque di noi e ammetto che mi ha ricordato molto il protagonista di “Midnight in Paris” (uno dei film che amo di più in assoluto) perché è come intrappolato in un’epoca che non gli appartiene, solo che Gatsby ama questa cosa ed è felice di essere una specie di anima di altri tempi in un mondo moderno e ne è consapevole sin dall’inizio mentre Gil lo imparerà solo con il tempo.

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Poi c’è lei, Ashleigh, una ragazza giovane, fresca e incredibilmente moderna, innamorata del mondo dello spettacolo e un po’ snob, che incarna perfettamente l’idea del cinefilo che ripudia qualunque grande produzione per focalizzarsi solo sul cinema d’autore e di nicchia; un personaggio il suo che ricorda molto la moglie di Gil in “Midnight in Paris” anche se in un certo senso sono esattamente all’opposto.

E infine c’è lei, Shannon, la Marion Cottilard della situazione, una giovane allegra e frizzante che crede segretamente nell’amore e che non ha paura di rischiare, ma al tempo stesso amante del passato e delle sue bellezze, l’unica in gradi di risvegliare il desiderio di Gatsby di cambiare vita e fare davvero ciò che desidera.

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Forse “Un giorno di pioggia a New York” parla proprio di questo: trovare il coraggio per vivere la vita che si vuole e al tempo stesso essere abbastanza privilegiati da poterlo fare, racconta di quel lusso che tutti noi abbiamo, ossia poter lasciare tutto e cambiare la nostra vita, ma che in qualche modo solo chi ha i soldi per permetterselo può farlo. Ma sopratutto il film parla di sentirsi diversi in una società che ci vuole tutti omologati e al tempo stesso tutti originali, di questo mix di emozioni che si prova in una grande città dove tutto è possibile.

Il film ha un alone di magia che rieccheggia ovunque, nei personaggi, nei discorsi e nei luoghi e il tutto ha un alone quasi fiabesco che rende il tutto come se fosse un sogno, solo che niente va per il verso giusto.

-A


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